Cala la mortalità per neoplasie in Italia, ma aumentano i casi di tumore nelle donne. Colpa del fumo

Sicuramente una buona notizia quella che arriva dagli Oncologi Italiani. Secondo il quarto censimento ufficiale sulle patologie oncologiche la mortalità per cancro nel nostro paese è diminuita sensibilmente negli ultimi anni . La sintesi di questo lavoro è stata raccolta nel volume “I numeri del cancro in Italia 2014”, presentato durante la seconda giornata del Congresso nazionale dell’Aiom che si è tenuto a Roma dal 24 al 26 ottobre.
Nel periodo 1996-2014 i decessi sono diminuiti del 18% fra gli uomini e del 10% fra le donne. Il numero di nuovi casi invece è sostanzialmente stabile rispetto al 2013: saranno infatti 365.500 nel 2014 (erano 366.000 lo scorso anno, 364.000 nel 2012 e 360.000 nel 2011), 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%) nelle donne. La cattiva notizia è il numero di casi in aumento tra le donne, a causa dello stile di vita, cambiato drasticamente rispetto al passato.
Sebbene la mortalità sia in calo, i numeri delle diagnosi sono ancora molto alti e, in alcuni casi, in crescita. Complessivamente, il cancro del colon-retto è il più frequente con quasi 52.000 diagnosi stimate nel 2014, seguito da quello della mammella (48.000), del polmone (40.000), della prostata (36.000) e della vescica (26.000). Il calo delle morti dipende, oltre che dal miglioramento delle terapie, dall’incisività delle campagne di prevenzione. Come ribadiscono gli esperti. il fattore di rischio oncologico più diffuso, il fumo di sigaretta, rimane ancora troppo presente. A questo riguardo è particolarmente preoccupante la crescita netta dei fumatori tra le donne. «Il libro», ha affermato Stefano Cascinu, presidente uscente Aiom, «rappresenta uno strumento fondamentale d’aggiornamento sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese, rivolto ai cittadini, ai rappresentanti delle Istituzioni e ai clinici. In questa edizione, abbiamo aggiunto un approfondimento sulla relazione fra fumo di tabacco e cancro a cinquant’anni dalla pubblicazione del primo report scientifico su questo legame, dati a livello delle singole Regioni e un rinnovato confronto fra la situazione italiana e Paesi simili al nostro per stile di vita e qualità dell’assistenza, in particolare Stati Uniti, Paesi Scandinavi, Francia e Australia».
Si deve fare ancora molto in tal senso.


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