La Mutazione del gene MTHFR

COPIATO DA: http://www.alimentazioneinequilibrio.com/la-mutazione-del-gene-mthfr/


Mutazione del gene MTHFR: ne avete mai sentito parlare?
Probabilmente no, eppure potrebbe interessarvi in modo diretto se soffrite di una malattia autoimmune, se avete famigliarità per patologie cardiovascolari e se avete problemi di fertilità non altrimenti spiegati.
MTHFR: cosa è?

MTHFR è l’acronimo per “metil-tetraidrofolato reduttasi”, ossia un enzima che converte i folati provenienti dal cibo nella forma attiva di 5-metiltetraidrofolato.

Il gene MTHFR contiene le istruzioni affinché l’enzima funzioni correttamente.
Un passo indietro… I folati

I folati, indicati anche come vitamina B9, sono molecole provenienti dal cibo e che rientrano in numerose reazioni organiche; vediamo quali:
– Aiutano la sintesi di DNA e RNA. Una carenza di folati in soggetti “a rischio” può essere cruciale: è il motivo per cui si consiglia alle donne di integrarli in epoca concezionale, dove la replicazione cellulare dell’esserino in formazione è molto accelerata e necessita di un supporto dai folati per evitare danni permanenti al DNA;
– Permettono la sintesi del SAMe, un coenzima che consente il trasferimento di gruppi metilici (reazioni di metilazione);
– Sono coinvolti nel metabolismo di serotonina, dopamina e norepinefrina, molecole di fondamentale importanza per l’equilibrio psichico;
– Permettono la formazione e la maturazione dei globuli rossi e bianchi, di conseguenza una carenza di folati implica problemi sia a livello di immunità, sia a livello di trasporto di ossigeno ai veri tessuti;
– Sono essenziali per la detossificazione dell’omocisteina.
Attenzione! “Folati” e “acido folico” non sono la stessa cosa: l’acido folico è sintetico e non si trova in natura; per essere utilizzato dal corpo in forma di folato, l’acido folico deve passare attraverso numerose reazioni, mentre i folati sono subito metabolizzati nel piccolo intestino. Oltre a non essere immediatamente disponibile per l’utilizzo, l’acido folico può diventare pericoloso quando si accumula: diversi studi l’hanno associato ad un aumentato rischio di cancro al colon.
Cosa comporta la mutazione del gene MTHFR?

La risposta è abbastanza intuitiva: quando funziona bene, il gene MTHFR permette di attivare i folati, cosicché essi entrino in tutte le vie metaboliche sopra citate. In particolare, è fondamentale ricordare che i folati attivi rientrano in tutte le reazioni di metilazione del nostro organismo.
 Esse intervengono nei seguenti processi:
– Riparazione e costruzione di DNA e RNA
– Rafforzamento e costruzione del sistema immunitario
– Produzione di energia e di energia mitocondriale
– Risposta stressogena
– Processi ormonali
– Supporto di neurotrasmettitori (sostanze chimiche che fanno da messaggeri cerebrali)
La mutazione del gene comporta una perdita di funzione (di entità variabile, come spiego in un paragrafo successivo), quindi a cascata tutte le reazioni sopra indicate, nel loro complesso, subiranno rallentamenti.
Nello specifico:
– Possono esserci problemi di fertilità o di poliabortività;
– Si è maggiormente esposti a rischio cardiovascolare, per aumentata probabilità trombotica;
– Si manifestano problemi a livello di trasmissione neuronale, con conseguenze sulla sfera psichica (la depressione, il disturbo bipolare, la schizofrenia e il disturbo ADHD possono essere sintomi);
– I telomeri, ossia le parti cromosomiche responsabili dell’invecchiamento, sono maggiormente esposte al rischio ossidativo: invecchiamo prima, e peggio;
– Si è maggiormente esposti allo stress, perché il corpo ha meno armi di difesa;
– Si hanno meno riserve antiossidanti, poiché il glutatione (il maggior antiossidante endogeno) è supportato dai folati attivi;
– Il sistema immunitario risulta essere più fragile e maggiormente prono a malattie autoimmuni;
– E’ compromesso il lavoro dei mitocondri, le vere e proprie centrali energetiche del nostro corpo: non solo il metabolismo rallenta (siamo più stanchi, apatici, sonnolenti, con digestione e intestino impigriti), ma siamo anche più predisposti alle malattie mitocondriali (il cui interesse scientifico si è aperto negli ultimi anni);
– Vi è una maggior suscettibilità agli xeno-estrogeni, con possibile manifestazione della condizione di estrogeno-dominanza: nelle donne si possono avere fibromi a seno o ovaie, sindrome premestruale invalidante, endometriosi; negli uomini ci può essere una compromissione endocrina a livello di testosterone.
Come riconoscere la mutazione del gene MTHFR?

Sicuramente, se vi siete riconosciuti in 2-3 condizioni sopra citate dovreste far scattare un campanello d’allarme nella vostra testa.
Per poter verificare di avere la mutazione del gene è sufficiente parlare dei vostri sospetti con il medico di base, e richiedere l’analisi di un semplice esame del sangue: il risultato non lascerà spazio a dubbi.
Da esperienza personale come dietista, posso dire che quando ci sono i valori ematici borderline o fuori range di vitamina B12, folati e omocisteina, la probabilità di trovarsi di fronte a una mutazione è elevata: per questo cerco di sensibilizzare il paziente ad approfondire con un’analisi genetica.
Ricordate che, se avete la mutazione MTHFR, il vostro corpo metabolizza male la vitamina B12 e i folati: fate attenzione a informare il medico di base e gli specialisti che vi seguono, perché non potete assumere alcuni farmaci che peggiorano il quadro sintomatologico in quanto portano alla deplezione le riserve di B12/folati. Tra di essi: antiacidi, colestiramina (usata per ipercolesterolemia*), ossido nitrico, metotrexato, niacina ad alte dosi, teofillina**, ciclosporina A, metformina***, pillola contraccettiva****, etanolo, sulfasalazina.
*Sarebbe buffo se non fosse grave… Se non sapete di avere la mutazione MTHFR e dagli esami del sangue risulta ipercolesterolemia, è probabile che il vostro medico, oltre a consigliarvi di cambiare alimentazione e fare attività fisica, vi suggerisca di assumere stamine per abbassare il colesterolo. In presenza della mutazione tali stamine abbasseranno il colesterolo ma aumenteranno i livelli di omocisteina, esponendovi ad un rischio enormemente maggiore di avere problemi cardiovascolari. Pertanto, se avete il colesterolo alto, vi suggerisco di controllare sempre anche i livelli di omocisteina nel sangue.
**La teofillina è il principio attivo del tè, in particolare del tè verde. Chi ha mutazione del MTHFR non dovrebbe consumare tè, o farne un consumo molto oculato e attento.
***La metformina è usata in caso di insulino resistenza e sindrome metabolica con insulino sensibilità; spesso sono condizioni che si accompagnano ad autoimmunità: se il vostro medico vi prescrive la metformina e soffrite di una patologia autoimmune, verificate prima di non avere la mutazione.
****Di nuovo, si ride per non piangere. Quante donne hanno assunto la pillola più per scopo “terapeutico” (endometriosi, amenorrea, PCOS) che non per contraccezione? Se i problemi di fertilità fossero dovuti alla mutazione MTHFR, la pillola non farebbe che peggiorare la condizione…!
Le diverse mutazioni del MTHFR

Esistono ben 34 mutazioni possibili del gene MTHFR, ma quelle studiate e correlate a problemi di salute sono due:
– MTHFR con mutazione C677T

– MTHFR con mutazione A1298C

Avere o non avere la mutazione è su base genetica: se si ha la mutazione in eterozigosi significa che solo uno dei due genitori ha trasmesso il gene difettoso, mentre in omozigosi significa che entrambi i genitori hanno dato eredità. Se risultate positivi ad una mutazione MTHFR vi consiglio di far fare l’analisi a tutta la famiglia, così da prevenire problemi ai vostri parenti stretti.
Se il gene è mutato in eterozigosi la perdita di funzione del gene stesso è inferiore rispetto alla mutazione in omozigosi:
– MTHFR C677T in eterozigosi comporta una perdita di funzione del 40%, in omozigosi del 70%.
– MTHFR A1298C in eterozigosi ha una perdita del 20%, in omozigosi del 40%.
Può essere utile sapere che le due mutazioni sono associate a diversi problemi per la salute:
– La mutazione C677T è associata a problemi cardiovascolari, elevata omocisteina, emicrania, aborti, difetti del tubo neurale durante il primo trimestre di gravidanza.
– La mutazione A1298C è associata a colon irritabile, fibromialgia, fatica e dolore cronico, disturbi legati all’umore.
Le ultime ricerche scientifiche
L’interesse del mondo scientifico circa le conseguenze che la mutazione MTHFR può comportare per la salute si è aperto negli ultimi anni, durante i quali la ricerca è stata attiva e fremente. 
Vi lascio una carrellata di studi che associano la mutazione a numerose condizioni patologiche, senza entrare nel dettagli di ciascuna per evitare che questo articolo diventi un libro…
– MTHFR e schizofreniaqui
– MTHFR e ischemia cerebralequi
– MTHFR e leucemia mieloide in forma acuta nell’adultoqui
– MTHFR e difetti del tubo neurale nel feto, qui
– MTHFR e infertilità maschilequi
– MTHFR e disturbo bipolarequi
…e queste sono solo alcune delle ricerche che sono state fatte!
Cosa poter fare a livello di alimentazione?

Un’alimentazione ed un’integrazione ad hoc possono aiutare qualora ci fosse la mutazione del gene MTHFR.

Vi starete chiedendo: in che modo c’entra la dieta? Semplice: dovete ricordare che questo gene rende attivi i folati, e che i folati sono derivati dall’alimentazione. Inoltre, i disturbi cui la mutazione è associata (rischio cardiaco, squilibri ormonali, accumulo di tossine…) possono essere migliorati attraverso un’alimentazione specifica e personalizzata, eventualmente supportando con adeguata supplementazione.

Ecco alcuni consigli utili a poter aiutare il corretto funzionamento del gene:
– Aumentate il consumo di alimenti ricchi di folati, così da aver maggiori possibilità che vengano usati correttamente nelle reazioni di metilazione (ricordate: il gene non è mai compromesso al 100%, quindi avete sempre un residuo più o meno cospicuo di funzionalità). Troviamo elevato contenuto di folati in: vegetali a foglia verde (spinaci, tarassaco, catalogna…), asparagi, broccoli, avocado, mango, arance, albicocche, pesche.
– Non assumete integrazioni di acido folico, ma solo di folati (poco sopra in questo articolo ho spiegato perché). E’ utile integrare contemporaneamente anche la vitamina la B12 in forma di metilcobalamina (non cianocobalamina).
– Le persone con la mutazione MTHFR A1298C possono purtroppo avere problemi digestivi e intestinali, che si manifestano con gastrite, colon irritabile, episodi frequenti di dissenteria. Diventa prioritario prendersi cura dell’intestino con indicazioni dietetiche specifiche, tra le quali: ridurre il consumo di alimenti processati, zuccherati e derivati da agricoltura/allevamento intensivo; ridurre il consumo di latticini e glutine; introdurre alimenti probiotici; consumare frequentemente brodo di carne da allevamento grass-fed (il collagene aiuta a risolvere condizioni di leaky-gut), aumentare il consumo di grassi salutari (olio extravergine, pesce selvaggio, noci non trattate, avocado, olio di cocco, tuorlo di uova biologiche, ghee, carne grass-fed).
– La mutazione MTHFR C677T, come abbiamo visto, può creare anche problemi a livello neurologico, con implicazioni in caso di ansia, depressione, disturbo bipolare e schizofrenia; in questi casi è utile pensare a un’integrazione di omega-3, sia sottoforma di un maggior consumo di alimenti che li contengono (pesce selvaggio, sarde, suri, sardine, sgombri), sia come supplementazione (purché i prodotti siano certificati essere esenti da metalli pesanti e confezionati secondo criteri adeguati ad un nutriente tanto delicato come gli omega-3).
– Il danno principale della mutazione MTHFR è l’accumulo di omocisteina, i cui alti livelli sono collegati ad un aumentato rischio cardiovascolare anche in giovane età. Oltre a sopperire al malfunzionamento attraverso adeguata integrazione di folati e meticobalamina, è utile adottare le linee guida per la prevenzione di eventi cardiaci: evitare l’uso di tabacco e alcol, introdurre alimenti ricchi di fibra, provvedere a fornire all’organismo alimenti ricchi di omega-3, magnesio, selenio, vitamine C-D-E ed antiossidanti.
Se avete scoperto di avere la mutazione, il mio consiglio è quello di rivolgervi ad un dietista o nutrizionista che vi sappia aiutare ad equilibrare la vostra alimentazione e integrazione in relazione ai sintomi e alle problematiche che il gene MTHFR malfunzionante comporta nel vostro specifico caso.

LA MIA VITA IN VIAGGIO... CON L’ENDOMETRIOSI (la storia di Erica Valentina)


LA STORIA DI ERICA VALENTINA

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri.





É arrivato il momento di condividere una cosa che ho sempre cercato di nascondere, agli altri, ma prima di tutto a me stessa.
Non volevo riconoscere che l’Endometriosi c’era e che era un problema per me, sempre piú grande.
Soprattutto perché la mia, é una vita... In viaggio.


Fin da piccola, nutrivo questo sogno, il sogno di vedere il mondo, i diversi colori di genti e di paesi, i profumi di cibi mai assaggiati, la scoperta di realtà semplici e genuine, il contatto con una natura ancora selvaggia e spontanea.
Viaggiare é stato il mio sogno e la mia forza.
E otto anni fa, dopo una laurea in Scienze Forestali e tre anni di lavori saltuari come cameriera, mi sono giocata quei pochi risparmi che avevo in tasca e sono partita per la prima volta, da sola, verso l’Himalaya.
Quel posto da sempre mi chiamava.
Valeva ogni centesimo sudato… Quel Sogno.
Perché giá non stavo bene, e nessuno, nemmeno io, capiva il perché.


Tutto é successo in uno di quei momenti in cui ti rendi conto che non hai davvero piú niente da perdere.
E nonostante tutto, decidi di rischiare…i soldi che ti restano…e la salute, che ti resta! :P
Perché la vita é Adesso, ed era inutile in quel momento farsi ulteriori domande, cercare altre strade, per stare bene.


Sono Partita, e quel viaggio mi ha cambiato la Vita.
In quei percorsi, ho capito e deciso cosa volevo, chi volevo essere, quali persone volessi attorno a me.
É stato come riprendersi tutte le tessere mancanti per completare quel puzzle dell’eterno quesito “Chi Sono Io?”.


Non avevo più dubbi, finalmente.
Ero un lupo che aveva perso il branco, e lo ritrovava molto, molto lontano dal posto in cui era nato e cresciuto.


Certo, tra il dire e il fare, c’é di mezzo il mare.
E non sapevo che, prima di realizzare il mio sogno di riunirmi al mio branco, sarebbero passati Anni.


Dopo l’Himalaya, infatti, ecco i miei viaggi attraverso l’Irlanda, lavorando come giardiniera e nelle fattorie, poi l’Australia, per due anni, in assoluto, uno dei miei piu’ grandi Amori, e la Thailandia, la Nuova Zelanda, il Myanmar, l’India.


La mia vita può’ sembrare il paese dei balocchi …E perché no? Avrebbe potuto e dovuto esserlo.
Perché a 20–25 anni sarebbe bello che tutti possano godere di certe esperienze e aprirsi a queste opportunità’, se lo desiderano.
Ma no, per me non era affatto facile.


E per viaggiare cosí, occorre tanto adattamento.


Quando finalmente mi diagnosticarono l’Endometriosi, ero andata ad un semplice controllo ginecologico, di rientro per qualche settimana in Italia, dopo il primo anno australiano.
E non me l’aspettavo affatto… che il “problema” fosse proprio quello.
Una condizione di cui, ero assolutamente ignara e ignorante.


Ed ecco che tutti si chiedevano come potessi fare quello che facevo, nelle condizioni in cui ero…Viste oltretutto le mie terribili analisi del sangue.
La presenza di 4 polipi uterini mi provocava queste mestruazioni emorragiche…che io sottovalutavo perché : “le avevo sempre avute cosi’, e non sapevo cosa voleva dire avere delle mestruazioni ‘normali’”.


Di certo, i segnali che c’era qualcosa di strano sotto, erano lampanti: c’erano sempre state quelle due settimane al mese (dal premestruo all’inizio del ciclo) molto difficili e il primo giorno di mestruazione era sempre così orribile che mi era valso due licenziamenti (solo in Australia)… Per non parlare della necessitá costante di ritirarsi in solitudine, spiegando ad amici e colleghi che…. “Ho il ciclo doloroso”.

Cerco di riassumervi qui ANNI di avventure e disavventure e arrivare al punto, perché anche dopo aver scoperto di avere l’endometriosi e fatto i primi interventi, non mi sono arresa.
Al cuore non si comanda e io ho continuato a seguirlo.
Non volevo stare in Italia.
Ero fiduciosa che tutto sarebbe migliorato SE realizzavo i miei sogni, SE avessi trovato il mio nuovo posto nel mondo.


E in uno dei miei ultimi viaggi, un po’ di Buonsenso, inaspettatamente arrivò, come una folata di vento, alle mie orecchie.
“Non puoi piú continuare cosí” mi disse. E io lo sentiii forte, quel giorno.
La convinzione di poter farcela sempre da sola e di essere indistruttibile, mi stava portando lontano dal mio corpo, dal mio benessere, dalla mia salute.
Non ce la facevo più. E l’ennesimo cambio di lavoro non avrebbe aiutato.
Dovevo cambiare il mio modo di ESSERE IN VIAGGIO.


Cosí, quel giorno, davanti ad un piccolo lago poco fuori la cittadina australiana di Young, dopo l’ennesima faticosa giornata di lavoro, offrivo al cielo la mia resa.
E mi mettevo nelle sue mani.
In quel momento, distesa su quel prato, ad occhi chiusi, delle immagini nuove si muovevano nella mia testa, come per magia.
- Mi vidi in India. Raggiante. Stavo bene -
Fu un’attimo, una minuscola realizzazione di “gioia colorata”… che riportai immediatamente nel mio diario di viaggio, incuriosita da questa immagine di fantasia, che sentivo provenire da un mondo non mio.
Quella pagina di diario fu ben presto dimenticata...


….Fino al giorno in cui ricevetti un messaggio da una delle mie più care amiche.
Mi diceva, “Vale, ho trovato un posto…che devi vedere. Raggiungimi in India”.


E fu cosí che la visione si avverò per davvero.
Mi ritrovai, nell’arco di pochi mesi (dopo un affannoso passaggio attraverso il Myanmar nel mese di picco di calore estivo) in un piccolo paesino Indiano tra le montagne: il suo nome e’ Dharmsala,
Che in tibetano significa (guarda un po’  il destino): ”Casa di cura”.
Il ciclo si chiudeva e mi riportava in Himalaya, ancora una volta..


E quella fu per me come la fine di una lunga, stremante lotta.
All’India mi ci sono abbandonata completamente come ci si abbandona all’abbraccio più caro.
Con la fiducia piú piena.
Le ho affidato la mia salute, il mio riposo, la mia sete di relazioni autentiche, di introspezione, di sorrisi sinceri.


Sono rinata in India.
Sono stata amata e curata in India.
Ho ritrovato la mia strada e la mia serenità in India.


Per la prima volta nella mia vita, mi sono dedicata a Me e alla mia guarigione, incontrando medici ayurvedici e yogi, facendo purificazioni e riallineamenti posturali.
Ho sperimentato, vissuto, quel mondo cosí antico e a me nuovo.
Ho studiato Ayurveda e conosciuto il mio dosha, seguendo scrupolosamente i consigli per riequilibrarlo.
Ho ricevuto massaggi di olio caldo e mangiato ketchari con gusto per 21 giorni.
Ho bevuto mezzo litro di Ghee al giorno.
Ho fatto i rituali yogici più incredibili, che preferisco non raccontare in questa sede.
Ho ricevuto addestramenti quotidiani base di karate.
Ho passato i piú bei momenti di solitudine della mia vita, leggendo libri esoterici in quella casetta tra le montagne.
Ho bevuto ogni giorno l’acqua della Sorgente sotto la mia finestra.
Ho dipinto e guardato la luna ogni notte.
Mi sono, infine,… pure innamorata. Forse per davvero, stavolta.


Questa Magia dell’India.


Le sono rimasta attaccata fino al punto di …. Scordarmi della scadenza del Visto… (Probabilmente, non me ne volevo accorgere).


In men che non si dica ero nell’ufficio dell’ispettore indiano a pagare una penale e a supplicare in lacrime, che mi lasciassero la possibilità’ di rientrare…
In quell’evento, il mio tatuaggio sulla spalla destra (fatto durante il mio primo viaggio in Himalaya) mi salvò.
É una frase in nepalese che dice: “Dio protegga l’Himalaya e le sue genti”.


Mi sorridono e non mi bannano a vita.
Salpo sul primo volo di rientro per l’Italia…ma almeno so, che l’India mi aspetta ancora.
Ma questa é un’altra storia.

Mi sono potuta sfogare e raccontare a cuore aperto, in queste righe. E di questo vi ringrazio.
Perché é giá tanto poter parlare di qualcosa che poche, davvero poche persone sanno di me e che ancor meno persone capiscono: qual’é stata la mia battaglia con l’Endometriosi.
La gente vede le foto sul tuo profilo in giro per il mondo, ti giudica pazza o irresponsabile, o semplicemente ti ammira, ma non sa davvero niente di quel che c’é sotto, di quel che vivi ogni giorno per realizzare quel sogno di libertá.
Quindi, viva la condivisione, a cuore aperto, con le anime dello stesso destino che sanno capire e ascoltare.


Ma quello che ci tengo a dirvi, alla fine di questo lungo racconto, é che al mio rientro in Italia, l’esito degli esami é stato incredibile agli occhi del mio medico.
La mia ciste endometrica era in remissione…e si era ridotta di ben 5 cm!! e le analisi del sangue mostravano segni indelebili di miglioramento.
I dolori durante il ciclo erano completamente cessati, con conseguente possibilitá di gioire finalmente anche nella mia vita privata!
La mia ginecologa non capirá mai come sia potuto succedere un cosí rapido miglioramento.
E alla parola “Ayurveda” non ci ha creduto.
Ma che importa.


A distanza di 8 anni di ricerche, studi ed esperimenti su me stessa, sono arrivata alla conclusione che c’é molto da risolvere sotto la superficie del semplice sintomo.
Le cure mediche e gli interventi hanno tamponato il problema relativamente, nel mio caso.
In particolare, la cura su base ormonale per me é stata.. deleteria.


Parlo ovviamente della mia esperienza, perché credo fermamente che ognuna di noi sia diversa.
Ognuna ha la sua storia.
E so per esperienza personale che molte volte l’intervento chirurgico é inevitabile.
Non credo alla genericità del sintomo.
Credo alla singolarità dell’esperienza.


In ogni caso, io mi sento una “sopravvissuta” e sentivo il bisogno di condividere la mia storia.
Spero che la mia esperienza possa aiutare e ispirare altre persone....a trovare la propria personale strada verso la guarigione.


Grazie della lettura, vi abbraccio :)



La vaccinazione contro l'HPV

Un tumore causato da un’infezione virale

Il tumore della cervice uterina (collo dell’utero) è stata la prima neoplasia ad essere riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità come totalmente riconducibile ad una infezione: essa è infatti causata nel 95% dei casi da una infezione genitale da HPV.
Prof Harald ZurHausen Premio Nobel per la Medicina 2008per la scoperta della cancerogenesi virale da HPV
In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 3.500 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina e oltre 1.500 donne muoiono a causa di questo tumore. Per questo è importante mettere in atto misure preventive, basate su programmi di screening, che consentano di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma.
La vaccinazione contro il Papillomavirus umano (Hpv) si è dimostrata molto efficace nel prevenire nelle donne il carcinoma della cervice uterina (collo dell’utero).Generalmente il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è entro i 5 anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni.Negli ultimi venti anni la mortalità per questo tumore in Italia e nei paesi industrializzati si è ridotta drasticamente, soprattutto grazie alla diagnosi precoce realizzata attraverso programmi di screening ben organizzati  e all’uso del Pap-test.
Insieme allo screening, la vaccinazione profilattica anti Hpv può efficacemente contribuire a ridurre l’impatto del cancro del collo dell’utero.

Dall’infezione al cancro

Il Papillomavirus umano è un virus molto comune, tanto che, secondo le stime, il 75% degli individui viene infettato nel corso della vita. Si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali, ma per contrarre l’infezione può bastare anche un semplice contatto nell’area genitale. In natura ne esistono oltre 120 tipi diversi, in grado di aggredire l’epitelio del collo dell’utero e produrre differenti tipi di alterazioni: alcuni sono responsabili di lesioni benigne (ad esempio i condilomi), altri producono, invece, lesioni in grado di evolvere in cancro.
Circa il 70% di tutte le lesioni pretumorali sono attribuibili a due tipi di papillomavirus (il 16 e il 18), mentre quasi il 90% dei condilomi è causato dai tipi 6 e 11.
Non tutte le infezioni da Hpv producono lesioni che evolveranno in cancro. Anzi, la maggior parte di esse (circa l’80%) è temporanea e regredisce spontaneamente nell’arco di 1-2 anni,specie nelle donne molto giovani e non fumatrici. Soltanto quelle che diventano croniche (una minoranza) possono trasformarsi nell’arco di 10-20 anni in una lesione tumorale.

Progressione della malattia


Il fatto che il cancro del collo dell’utero veda un’infezione come agente eziologico, ha consentito la creazione di un vaccino, preziosa arma in più rispetto ad altre forme di tumore. Attraverso la vaccinazione contro l’Hpv è infatti possibile prevenire l’infezione e interrompere all’origine la catena che dall’infezione porta al cancro.

Perché vaccinarsi

I vaccini contro il Papillomavirus
Oggi sono disponibili due vaccini contro il papillomavirus:
  1. vaccino bivalente – protegge contro i tipi 16 e 18 (i tipi di virus ad alto rischio oncogeno più frequenti, causa del 70% dei tumori del collo dell’utero)
  2. vaccino quadrivalente –oltre a proteggere contro i tipi 16 e 18 offre una protezione anche contro i tipi 6 e 11 (quelli che causano più frequentemente i condilomi).
Entrambi i vaccini hanno mostrato un’ elevata efficacia, sia nelle ragazze tra i 12 e i 26 anni,che nelle donne adulte fino ai 45 anni. La migliore copertura ed efficacia vaccinale si ha ovviamente prima del contatto con il virus HPV, che si acquisisce, di norma, subito dopo l’inizio dell’attività sessuale. Per questa ragione la campagna di vaccinazione contro l’HPV prevede in Italia come target primariole bambine di età compresa tra gli 11 e i 12 anni, alle quali è offerta la possibilità di vaccinarsi gratuitamente. La vaccinazione in questa classe di età, secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili, consente di prevenire, nella quasi totalità dei casi, l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali, che più frequentemente provocano il tumore della cervice uterina.
Vista l’alta efficacia dei vaccini HPV dimostrata recentemente anche nelle donne adulte, programmi di vaccinazione di “catch-up” in ragazze dai 13 anni in su e donne adulte sono stati attivati in molte regioni e strutture ospedaliere italiane,allo scopo di offrire la maggior copertura vaccinale possibile.

Composizione vaccini HPV


Ambedue i vaccini –realizzati secondo la tecnica del DNA ricombinante e quindi non contenenti particelle virali- si sono dimostrati piuttosto sicuri e ben tollerati sia negli studi clinici che nell’osservazione post-marketing e nella vita reale.
Vista la possibilità di patologie HPV correlate –sempre di più in aumento- anche nei maschi, numerosi studi sono stati condotti per valutare l’efficacia e l’uso dei vaccini anche nella popolazione maschile. Attualmente il vaccino HPV è in indicazione e consigliato anche in Italia per i maschi adolescenti.

( Dr.ssa Caterina Ricci)

http://www.irisroma.org/wp/vaccinazione-contro-lhpv/