25 novembre - Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, dati, inziative, hashtag #iononcisto #nonunadimeno #iono


                          Noi diciamo NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE.

 Vogliamo ricordare a tutti voi la giornata Nazionale contro la violenza sulle donne di domani 25 Novembre con questa meravigliosa poesia dall'anonima provenienza:


             Per tutte le violenze consumate su di lei
  per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti a una Donna.
E non bastasse questo
inchinatevi ogni volta
che vi guarda l’anima
perché Lei la sa vedere
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori,
ogni volta che vi accarezza una mano
ogni volta che vi asciuga le lacrime
come foste i suoi figli
e quando vi aspetta
anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori
quando entra nella stanza
e suona l’amore
e quando vi nasconde il dolore
e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano
per aiutarla
quando Lei crolla
sotto il peso del mondo.
Non ha bisogno
della vostra compassione.
Ha bisogno che voi
vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate
che il cuore calmi il battito,
che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare
tranquillo
e sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi sù
in modo da avvicinarvi al cielo
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove, Signori,
non la strapperete mai.

Le Amministratrici



Il 25 novembre è stato scelto nel 1999 come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite che ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981.

Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Zeroviolenza è nata nel 2009 come progetto di denuncia e di prevenzione della  violenza sulle donne e di ogni forma di violenza utilizzando come strumento quotidiano un lavoro di informazione civile che intende mettere al centro il valore dell'identità di ogni persona, la relazione tra uomini e donne, il rispetto di ogni differenza e il rispetto dell'alterità dei bambini e delle bambine da parte degli adulti e dell'ambiente in cui crescono.


I dati della violenza contro le donne 

 Fin dal 1999, il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Lo ha decretato, con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio avvenuto nel 1960 delle tre sorelle Mirabal nella Repubblica Dominicana sotto la durissima dittatura di Trujillo. Esse, mentre si recavano a visitare i loro mariti in prigione per motivi politici, il 25 novembre 1960, furono catturate, torturate, uccise, e gettate con la loro auto in un burrone da agenti del servizio di informazione militare. La loro colpa, e quella dei loro mariti, era stata l’opposizione attiva al regime di Trujillo.

La risoluzione dell’ONU è una chiara dimostrazione della gravità di un fenomeno di profonda inciviltà che, purtroppo, investe indistintamente tutto il mondo, sia pure per aspetti diversi.
Cercheremo qui di farci un’idea dei vari aspetti che la violenza sulle donne può assumere, di localizzarli, ove possibile, e di comprenderne le dimensioni.

Una caratteristica per così dire trasversale nella casistica della violenza sulle donne è la povertà, poiché questa è presente in alcune delle sue forme, o ne è addirittura la causa. Ebbene, secondo dati ONU, il 70% di quel miliardo di persone che (secondo i canoni della stessa ONU) vive sotto la soglia di povertà, appartiene al sesso femminile. Quindi in questi casi ci troviamo di fronte ad una doppia violazione dei diritti umani, la violazione costituita dall’estrema povertà e quella della violenza subita.

E non va trascurato  che lo stato di indigenza delle donne in alcuni paesi è, se non dovuto alla legge, quanto meno favorito da leggi discriminatorie. In alcuni paesi africani ancora le donne non possono ereditare e in altri paesi non possono in pratica essere imprenditrici, non essendo loro consentito di essere intestatarie di conti correnti o finanziamenti bancari, se non insieme al marito. La donna, infatti, in molte parti del mondo non ha la piena titolarità di tutti i diritti come un uomo, ma resta sempre subordinata ad un uomo, il padre prima ed il marito poi.

Ma quali sono le più diffuse forme di violenza sulle donne?
Violenza domestica
Pedofilia
Tratta
Mutilazioni genitali
Stupro di guerra


VIOLENZA DOMESTICA
Secondo una ricerca condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 70% delle donne vittime di omicidi sono state uccise dai loro partners maschili.
Questo dato fornisce la dimensione e la gravità del problema, tenuto conto che la violenza domestica ha diffusione mondiale senza eccezione alcuna. Infatti anche i paesi più evoluti in termini di organizzazione sociale e di garanzia dei diritti individuali non sono esenti da una notevole diffusione della violenza domestica.

Va chiarito che la violenza domestica non è soltanto violenza fisica, che comprende anche la violenza sessuale, ma può essere anche, anzi il più delle volte è, violenza psicologica, minacce, intimidazioni, persecuzioni, coercizioni, divieti, segregazione, umiliazioni e talvolta anche violenza economica, come negazione di disponibilità finanziarie, dell’acquisto di vestiario o altro, del cibo, di cure mediche e perfino appropriazione del reddito. Insomma la violenza domestica può assumere le forme più disparate ed umilianti.

Nella violenza domestica va incluso, in molti paesi, il controllo esercitato dagli uomini della famiglia sulle donne del nucleo familiare, quindi dal padre e dai fratelli sulle figlie e le sorelle. Il controllo, inteso nel senso della restrizione e della imposizione delle scelte degli uomini sulle donne, va dai semplici spostamenti, per lo studio, per il lavoro o per il tempo libero, alle frequentazioni e le amicizie, alla scelta del fidanzato e quindi del marito. In altri termini in molti paesi vige ancora la cultura che alla donna vada negata ogni scelta, dalla più banale alle più importanti, come, in primo luogo, la scelta del marito nel presupposto che essa sia di “proprietà” di un uomo, prima il padre, coadiuvato dai figli maschi, e poi il marito.

Nell’ambito di questa logica, si arriva alle peggiori violenze fisiche, come la punizione di colei che ha “trasgredito” mediante percosse, talvolta tanto violente da lasciare segni permanenti o menomazioni, o, perfino, la “acidificazione”, ossia l’utilizzo dell’acido per sfregiare il volto della moglie, o della figlia o della sorella.

Qual è la situazione della violenza domestica in Italia?
Secondo un dato diffuso ai primi di ottobre da Telefono Rosa, nei primi 9 mesi del 2012 sono state uccise 98 donne. Sempre per Telefono Rosa, nella maggior parte dei casi si tratta di violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati ed ex partner.

Questo dato è abbastanza in linea con le statistiche sugli omicidi negli ultimi anni. In Italia mediamente si verificano ogni anno circa 160 omicidi di donne (contro 600 di uomini), dei quali circa 100 sono attribuibili a violenza domestica, quasi i due terzi, dato abbastanza vicino al 70% a livello mondiale indicato dall’ONU.

Il fenomeno è stato oggetto di indagine statistica in Italia da parte dell’ISTAT nel 2006 ed ha fornito i seguenti dati:
6.743.000 le donne da 16 a 70 anni che sono state vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
L'analisi fornisce alcuni raffronti tra violenza avvenuta all’interno della famiglia ed evento violento attribuito a "sconosciuti":

14,3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia (da un partner o da un ex partner) mentre il 24,7% da un altro uomo;
le violenze non denunciate sono stimate attorno al 96% circa se subite da un non partner, al 93% se subite da partner;
la maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza, nel 67,1% da parte del partner, nel 52,9% da non partner, nel 21% violenza sia in famiglia che fuori;
674.000 donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza.
C’è da sottolineare, comunque, che le indagini statistiche sulla violenza domestica sono estremamente difficili e quindi anche abbastanza aleatorie. C’è infatti d la tendenza a non denunciare (come già sottolineato in precedenza su fonte ISTAT) a volte per paura a volte per vergogna (come se fosse una propria colpa), a volte per entrambi i motivi.

Cosa si può fare per lottare la violenza domestica?
Certamente si può migliorare la cultura della non violenza soprattutto nelle scuole, ma non è una soluzione di breve periodo.
Nell’immediato bisogna incoraggiare la denuncia e, quindi l’assistenza, sia psicologica, da parte di operatori specializzati, sia pratica, mettendo a disposizione strumenti validi per consentire di allontanarsi da un ambiente violento. In particolare è necessario che i governi prendano misure atte a garantire alle vittime protezione economica e un rifugio sicuro con una adeguata organizzazione che, a fronte di un appello, sia in grado di intervenire rapidamente ed efficacemente.

MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI MINORI (PEDOFILIA)
Le molestie sessuali nei confronti di bambine e adolescenti si verificano in tutto il mondo e sono dati agghiaccianti per dimensioni.
Secondo uno studio condotto dall’ONU, nel 2002 sono stati sottoposti a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza che includono il contatto fisico molesto 150 milioni di bambine o ragazze e 73 milioni di bambini o ragazzi sotto i 18 anni.

Un'insieme di studi condotti in 21 paesi (la maggior parte dei quali sviluppati) rileva che una percentuale variante tra il 7 e il 36% delle donne e il 3 e il 29% degli uomini afferma d'esser stata vittima di abusi sessuali durante l'infanzia, e la maggior parte degli studi ha riscontrato che il tasso di abusi tra le bambine è da una volta e mezzo a tre volte superiore a quello dei bambini. La maggior parte degli abusi è avvenuta in ambito familiare.

Uno studio in molti paesi condotto dall'OMS, comprendente tanto paesi sviluppati che in via di sviluppo, indica che tra l'1 e il 21% delle donne ha denunciato di essere stata abusata sessualmente prima del 15° anno di età, nella maggior parte dei casi da membri maschi della famiglia.
Secondo uno studio condotto negli USA, l’83% delle alunne delle classi dall’8° all’11° livello (tra i 12 e i 15 anni) che frequentano le scuole pubbliche, subiscono qualche forma di molestia sessuale.

LA TRATTA
In sintesi per tratta si intende il reclutamento ed il trasferimento di una persona a fini di sfruttamento (il più delle volte prostituzione).
La tratta è ovviamente, in sé, una violazione dei diritti umani, ma che ne implica, inevitabilmente altri, poiché chi la subisce è soggetto anche a maltrattamenti, se non torture, segregazione, malnutrizione, mancanza di cure mediche, fino a giungere, talvolta alla perdita della vita. In altri termini è la forma moderna della schiavitù, anche perché caratteristica propria della tratta è il passaggio per varie mani, diventando la vittima un oggetto di compravendita da uno sfruttatore all’altro.

Varie convenzioni internazionali precedono repressione, fra l’altro, della tratta, come la Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e la Convenzione europea sull’azione contro la tratta di esseri umani.
A livello mondiale, le vittime della tratta di esseri umani sono stimate a due milioni e mezzo all’anno. L’ottanta per cento di loro sono donne e ragazze. Secondo l’organizzazione internazionale Save the Children, sono circa 1,2 milioni i minori di 18 anni vittime di tratta nel mondo.
L’Italia è purtroppo un paese interessato dalla tratta.

Nel 2003 il Comitato Interministeriale dei Diritti Umani nella relazione al Parlamento scriveva: “il fenomeno della tratta degli esseri umani riguarda, solo in Italia, 50 mila donne un terzo delle quali minorenni, per un giro d’affari annuale stimato in 5-7 miliardi di euro.”
Sono state anche realizzate delle misure concrete da parte dello Stato Italiano.

Il Dipartimento per le pari opportunità dal marzo 2000 all'aprile/maggio 2006 ha cofinanziato progetti di protezione sociale realizzati sull’intero territorio nazionale, che hanno accolto e assistito 111.541 vittime di tratta, di cui 748 minori di anni 18 . Si tratta di un numero di tutto rispetto ma che certamente è molto inferiore al numero di donne che sono state portate in Italia nel periodo mediante la tratta.
Come si sa i paesi di origine sono in prevalenza quelli dell’Europa Orientale (soprattutto Russia, Moldavia, Ucraina, Romania, Albania) e dell’Africa sub sahariana (soprattutto Nigeria).

Cosa si può fare contro la tratta ?
Dietro questo fenomeno non va ignorato che c’è un rapporto distorto fra i due sessi che vede l’uno prevaricare l’altro. C’è l’acquisto di sesso da parte degli uomini e c’è lo sfruttamento a questi fini da parte sempre di uomini. Si sta facendo tanto da parte delle autorità nazionali e sovranazionali per fronteggiare e sradicare il fenomeno, ma finché non cambieranno i rapporti di potere fra i due sessi non si potrà arrivare al successo.

LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI
Le mutilazioni genitali femminili, parziali o totali, sono pratiche diffuse soprattutto in buona parte dell’Africa, in alcuni paesi del medio Oriente e in qualche zona o comunità dell’Asia e del Sud America.

In Africa le MGF sono praticate in  Somalia, Gibuti, Sudan, Etiopia, Somalia e alcune regioni e/o gruppi di popolazione del Kenya, Nigeria, Mali, Mauritania. In Medio Oriente sono praticate in Egitto, Oman, Emirati Arabi Uniti. In Asia è stata registrata la presenza della pratica delle MGF in India, Indonesia, Malaysia e Sri Lanka.
Si riscontrano anche in Europa presso migranti provenienti da zone in cui ciò viene praticato.

Secondo l’organizzazione Mondiale della sanità le MGF riguardano ogni anno circa tre milioni di bambine o ragazze, ed oggi vivono al mondo da 100 a 140 milioni di donne che l’hanno subita.

In aggiunta alla gravità concettuale della pratica, che è indubbiamente una forma di violenza nei confronti di chi non ha alcuna possibilità di difendersi, vanno sottolineati i gravi rischi per la salute sia fisica che psicologica. Infatti essa espone la donna che l’ha subita a molti più rischi sia in gravidanza che al parto, e soprattutto è spesso la causa diretta di morte per parto.

Purtroppo nelle zone in cui si praticano le MGF esse sono profondamente radicate nelle tradizioni popolari, per cui manca anche nelle stesse donne adulte la volontà di abbandonarle, e sono esse stesse a volere che le nuove generazioni continuino a subirle.

LO STUPRO DI GUERRA
Lo stupro di guerra, ossia lo stupro di grandi quantità di donne da parte delle truppe che hanno invaso un paese, o, in una guerra così detta “civile”, da parte dei vincitori su donne della parte vinta, è una triste realtà antica come l’uomo e purtroppo non ancora sradicata nella nostra epoca ritenuta più civilizzata.

La verità, che sta dietro le difese dei capi dei vincitori che affermano di non essere stati al corrente o che la situazione è sfuggita di mano, è che lo stupro delle donne dei vinti è una violenza condotta consapevolmente su un popolo, ed assume talvolta i connotati della pulizia etnica, poiché la nascita di figli “misti” è la umiliazione finale su un popolo, non solo vinto militarmente e depredato, ma anche violentato nelle sue donne da cui nascono figli dei vincitori.

Negli ultimi anni si sono verificati nel mondo, insieme ad altri minori, due casi di stupri di guerra particolarmente gravi in relazione alle dimensioni che hanno assunto. Durante la guerra in Bosnia, dal 1992 al 1995, si stima che siano state violentate 20.000 donne.
Ben oltre si andò durante la guerra civile in Ruanda nel 1994 fra Hutu e Tutsi nel corso della quale fu ucciso circa 1.000.000 di Tutsi e furono violentate da 250.000 a 500.000 donne della stessa etnia.

Proprio in realazione alla gravità che ancora assume nel mondo lo stupro di guerra, nel 2008 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato la risoluzione 1820 con cui si chiede a tutte le parti coinvolte in conflitti armati di cessare le violenze sessuali contro civili, il cui obiettivo, si legge nel documento, è “umiliare, dominare, instillare paura e allontanare i civili dalle loro comunità e dai loro gruppi etnici”. Con queste parole l’ONU conferma il parere di chi afferma che lo stupro di guerra è “voluto”.

http://www.zeroviolenza.it/component/k2/item/67905-i-dati-della-violenza-contro-le-donne

 

 

Violenza sulle donne: una vittima ogni due giorni 

 Femminicidio, di genere si muore

 

La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Indagine Istat 2015

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.
Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.
I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).
Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014)
Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).
Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all'indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all'11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.
È in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all'11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner.
In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.
Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell'ordine (dal 6,7% all'11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.
Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell'ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.
Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.
3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524 mila l'ha subìto dall'ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall'ex partner.

 http://www.zeroviolenza.it/component/k2/item/73506-la-violenza-contro-le-donne-dentro-e-fuori-la-famiglia-indagine-istat-2015

 





Appuntamenti del 25-11-2016

NON UNA DI MENO! NI UNA MENOS!

ROMA RM
Sabato 26 novembre 2016, ore 14
Roma - Piazza Esedra

Tutte insieme contro la violenza maschile sulle donne
Verso una grande manifestazione: il 26 Novembre tutte a Roma!

L'inizio del corteo è previsto alle ore 14 a Piazza Esedra (vicino la fermata metro A Repubblica) e si concluderà a Piazza San Giovanni (vicino la fermata metro A San Giovanni).

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***
Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Vogliamo che sabato 26 novembre Roma sia attraversata da un corteo che porti tutte noi a gridare la nostra rabbia e rivendicare la nostra voglia di autodeterminazione.

Non accettiamo più che la violenza condannata a parole venga più che tollerata nei fatti. Non c’è nessuno stato d’eccezione o di emergenza: il femminicidio è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. E’ una fenomenologia strutturale che come tale va affrontata.
La libertà delle donne è sempre più sotto attacco, qualsiasi scelta è continuamente giudicata e ostacolata. All’aumento delle morti non corrisponde una presa di coscienza delle istituzioni e della società che anzi continua a colpevolizzarci.
I media continuano a veicolare un immaginario femminile stereotipato: vittimismo e spettacolo, neanche una narrazione coerente con le vite reali delle donne. La politica ci strumentalizza senza che ci sia una concreta volontà di contrastare il problema: si riduce tutto a dibattiti spettacolari e trovate pubblicitarie. Non c’è nessun piano programmatico adeguato. La formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata o fortemente ostacolata, solo qualche brandello accidentale di formazione è previsto per il personale socio-sanitario, le forze dell’ordine e la magistratura. Dai commissariati alle aule dei tribunali subiamo l’umiliazione di essere continuamente messe in discussione e di non essere credute, burocrazia e tempi d’attesa ci fanno pentire di aver denunciato, spesso ci uccidono.

Dal lavoro alle scelte procreative si impone ancora la retorica della moglie e madre che sacrifica la sua intera vita per la famiglia.
Di fronte a questo scenario tutte siamo consapevoli che gli strumenti a disposizione del piano straordinario contro la violenza del governo, da subito criticato dalle femministe e dalle attiviste dei centri antiviolenza, si sono rivelati alla prova dei fatti troppo spesso disattesi e inefficaci se non proprio nocivi. In più parti del paese e da diversi gruppi di donne emerge da tempo la necessità di dar vita ad un cambiamento sostanziale di cui essere protagoniste e che si misuri sui diversi aspetti della violenza di genere per prevenirla e trovare vie d’uscita concrete.
È giunto il momento di essere unite ed ambiziose e di mettere insieme tutte le nostre intelligenze e competenze.

A Roma da alcuni mesi abbiamo iniziato a confrontarci individuando alcune macro aree – il piano legislativo, i CAV e i percorsi di autonomia, l’educazione alle differenze, la libertà di scelta e l’IVG – sappiamo che molte altre come noi hanno avviato percorsi di discussione che stanno concretizzandosi in mobilitazioni e dibattiti pubblici.
Riteniamo necessario che tutta questa ricchezza trovi un momento di confronto nazionale che possa contribuire a darci i contenuti e le parole d’ordine per costruire una grande manifestazione nazionale il 26 novembre prossimo.

Proponiamo a tutte la data di sabato 8 ottobre per incontrarci in una assemblea nazionale a Roma, e quella del 26 novembre per la manifestazione.
Proponiamo anche che la giornata del 27 novembre sia dedicata all’approfondimento e alla definizione di un percorso comune che porti alla rapida revisione del Piano Straordinario Nazionale Anti Violenza.
Queste date quindi non sono l’obiettivo ma l’inizio di un percorso da fare tutte assieme.

Realtà Promotrici:
Rete IoDecido
D.i.Re – Donne in Rete Contro la violenza
UDI – Unione Donne in Italia

***

Aderiscono:

Act! Agire Costruire Trasformare, ADIF (Roma), Aide (S.Maria di Sala Veneto), Arcilesbica Nazionale, Assemblea Antisessista Torino, Associazione Amica Donna Onlus, Associazione Culturale Muovileidee, Associazione di quartiere Collina della Pace Odv, Associazione Fior di Loto, Associazione Iaph Italia, Associazione Plurale Femminile (Civitavecchia), Associazione RISING Pari in Genere, Associazione Scosse, Associazione Se Non Ora Quando? (Snoq Cagliari), Associazione Spazio Donna, Astarte, Casa delle donne Bologna, Casa delle donne di Ravenna-Associazione Liberedonne, Casa delle donne di Viareggio, Casa delle donne Milano, Cattive Maestre (Roma), CDG (Ferrara), Centro donna Lilith (Latina), Centro donne Dalia (Roma), Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile, Cerchi d’acqua (Milano), Chi colpisce una donna, Circolo Anddos-Gaynet (Roma), Circolo Prc di Ardea (RM), Circolo Uaar (Roma), Cobas Sanità Università e ricerca del Policlinico Umberto I Roma, Collettiva AutonoMia Reggio Calabria, Collettivo Donne Contro (Roma), Collettivo F9 (Roma), Collettivo femminista Medea (Torino), Colpisce tutte noi, Commissione Speciale Pari Opportunità Comune di Altamura (BA), Comunicattive (Bologna), Consorzio Casa Internazionale delle donne (Roma), Donne dell’Osservatorio Pari Opportunità di Auser Nazionale, GLBT Stonewall, Grande Cocomero (Roma), D.eA. (Identità Differenza e Autodeterminazione), IFE italia, Libera Università delle donne (Milano), Libreria Antigone (Milano), Onda Rosa (Nuoro), Parteciparte, Ponte donna (Castelli romani), Rete delle reti (Roma/Milano), Rete femminista no muri no recinti, Ri-make Communia (Milano), Rifondazione Comunista (Federazione di Roma), Scosse (Roma), Shamofficine (Sicilia), Smamme (Roma), Socialmentedonne, Spi Cgil Parma, Sportello Antiviolenza Atuxtu, Sportello Donne Pomezia, Stati generali delle donne, Terni Donne (Terni), Ti amo da morire Onlus, Ti Ascolto-Centro Antiviolenza e Tutela dei Diritti, Trama di terre (Imola), Tuba Bazar (Roma), Udi Monte Verde (Roma), Udi Napoli, Udi Pescara, Udi Ravenna, Udi romana “La Goccia”, Unite in rete (Firenze), Vita di Donna (Roma), We World, WILPF Italia (Womens International League for Peace and Freedom), Womeninculture, Zeroviolenza

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DONNE (NON PIU') ANONIME

ROMA RM
24 e 26 novembre, ore 19
Roma - AlbumArte
Via Flaminia, 122



FESTIVAL "LA VIOLENZA ILLUSTRATA" XI EDIZIONE - IMPASSE PARTOUT

BOLOGNA BO
7 novembre-3 dicembre 2016

PROGRAMMA

Le iniziative culturali della Casa delle donne di Bologna per celebrare il 25 Novembre - Giornata mondiale contro la violenza alle donne

Dal 7 novembre al 3 dicembre si terrà a Bologna e provincia la undicesima edizione del Festival La violenza illustrata, una sfida per parlare della violenza sulle donne, del sessismo e della discriminazione senza mostrare corpi scomposti, sangue o immagini che feriscono, ancora una volta, il corpo delle donne.

Il tema del Festival di quest’anno sarà il rapporto tra sessismo e razzismo: cosa significa per una donna migrare in Europa oggi? Violenza di genere e tratta sono troppo spesso le componenti dei viaggi migratori delle donne straniere che giungono nel nostro Paese. La donna migrante che subisce violenza finisce troppo spesso col vivere due differenti sistemi di oppressione e controllo: quello sessista e quello razzista. La violenza di genere è l’unica lingua franca che sembra accomunare popoli e nazioni.

Già a partire dall’illustrazione di Lucia Calfapietra, il Festival quest’anno vuole concentrarsi sul cammino delle donne che attraversano il mondo, i confini e le culture e a cui il mondo risponde con oppressione e marginalità sociale, con la negazione dello status di cittadina e al contempo con una rappresentazione stereotipata e vittimizzante che banalizza e soffoca la narrazione di sé. Violenza che si aggiunge a violenza e che non può che produrre impasse, partout (ovunque). Ma l’impasse si può e si deve superare: a passi incerti, con difficoltà e autodeterminazione crescente. Come accade nei Centri antiviolenza, ogni giorno.

Grazie all’attenzione, all’impegno e alla collaborazione di numerosi soggetti associativi e istituzionali - tra cui la Regione Emilia-Romagna - che hanno deciso di prendere parola contro la violenza sulle donne, anche nel 2016 il Festival è in grado di accogliere e offrire ben 44 eventi culturali che coinvolgeranno il territorio metropolitano bolognese per un mese. Quattro settimane di iniziative per confrontarsi con il fenomeno della violenza contro le donne attraverso i linguaggi della cultura: presentazioni di libri, proiezioni di film, spettacoli teatrali, dibattiti, incontri pubblici e nelle scuole, mostre, seminari, e laboratori.

I punti di interesse coinvolti anche quest’anno sono molteplici e riguardano sia il territorio di Bologna che quello di alcuni Comuni metropolitani (Sasso Marconi, Anzola dell’Emilia, Monte San Pietro, Bazzano, Granarolo dell’Emilia, San Lazzaro di Savena, con la rassegna 365 giorni No, e Zola Predosa). Sono novantacinque le collaborazioni che vanno a comporre il ricco cartellone di iniziative, e che testimoniano attenzione crescente e diffusa fra soggetti diversi in territori diversi.

La collaborazione, oramai consolidata negli anni, con il Centro di documentazione delle donne di Bologna ha reso possibile il convegno il 24 novembre Donne intersezionali. Razzismo, sessismo e migrazioni al femminile, che esplorerà il tema centrale del Festival. Un evento in collaborazione con Sos Donna ed Esodo, vedrà teologhe e studiose che si confronteranno sul rapporto che intercorre fra le religioni e violenza contro le donne, e il 28 novembre un consueto appuntamento formativo con l’Arma dei Carabinieri tratterà il ruolo del testimone nei casi di violenza domestica.

Due gli spettacoli teatrali, uno il 29 novembre presso il Cinema Teatro Tivoli con Malanova, sulla storia di anna Maria Scarfò, e Domada, ispirato alla Bisbetica domata di Shakespeare all'Itc di S. Lazzaro il 2 dicembre. E ancora i film: La sposa bambina, Oltre il silenzio e La vita possibile, in collaborazione con la Cineteca. Molte le presentazioni di libri, alla Libreria delle donne, all'Istituto Storico Parri e alla Libreria Coop Ambasciatori. A Zola Predosa si terrà la terza edizione dello spettacolo di interazione creativa Open(h)Air-Symbols. Una tavola rotonda in collaborazione con Bilbolbul si interrogherà sulla possibilità per l’illustrazione di raccontare storie senza stereotipi di genere.

Il Festival è stato reso possibile grazie al sostegno di vari sponsor: facendo la spesa nei supermercati dal 25 al 27 novembre, Coop Alleanza 3.0 devolverà alla Casa l’1% dei prodotti confezionati a marchio Coop, e Nordiconad parte degli incassi della giornata del 25.

La Casa delle donne, come tutti gli altri centri antiviolenza italiani, è ancora in attesa dei fondi ministeriali definiti dal «Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità» 2015 stanziati dalla legge n. 119/2013, che andranno a finanziare l’accoglienza e l’ospitalità nelle varie strutture gestite dalla Casa, compreso l’appartamento per l’emergenza. La Città Metropolitana, escluso l’imolese, e il Comune di Bologna confermano il contributo degli anni precedenti definiti nell'Accordo Metropolitano.

Contro le politiche e i ritardi governativi, il 26 novembre si svolgerà a Roma la manifestazione Non-Una-di-Meno indetta dai centri antiviolenza, dalla rete D.i.Re e da tante associazioni di donne, prima tappa di un percorso capace di proporre un Piano Femminista contro la violenza  maschile, una grande mobilitazione che affermi e allarghi l’autodeterminazione femminile. Anche da Bologna partiranno autobus per raggiungere Roma (nonunadimeno.bologna@gmail.com).

Nuovi progetti. La Casa delle donne ha vinto un finanziamento della Chiesa Evangelica Valdese con i fondi ricavati dall'Otto per mille 2016 per il progetto del titolo “Una casa rifugio a misura del bambino – Percorsi di Uscita dalla Violenza Domestica per Madri e Bambini”. Il progetto è rivolto ai figli e alle loro madri vittime di violenza domestica che vengono ospitati nelle case rifugio e/o alloggi di transizione gestite dalla Casa. Attraverso la presenza quotidiana dell’educatrice, formata sulle tematiche di violenza domestica, verrà offerto un supporto ai/le piccoli/e ospiti e alle loro madri sia sul piano emotivo che su quello pratico/organizzativo. Inoltre il progetto prevede attivazione di una babysitter nelle case rifugio e alloggi di transizione per favorire inserimento lavorativo e frequenza dei corsi d’italiano delle donne vittime di violenza.

Nei primi 10 mesi di quest’anno hanno chiesto aiuto alla Casa 666 donne (di cui 442 italiane e 223 straniere) e 626 di queste lo hanno fatto per motivi di violenza (409 italiane e 216 straniere). Nell'ospitalità invece la quasi totalità di donne e bambini è straniera: nei tre rifugi segreti 34 su 35 ospiti tra donne e minori; nella casa di emergenza Save su 44 ospiti, sono 14 le italiane/i e 30 le straniere/i; nei 9 alloggi di transizione su 13 ospiti, 2 italiane e 11 straniere/i. I dati non presentano grandi differenze rispetto agli anni precedenti, se non che le donne straniere sembra avere percorsi più lunghi della italiane, segno delle maggiori difficoltà che incontrano verso l'autonomia.

Dal 1990, quando la Casa ha aperto i battenti, ad oggi le donne accolte sono arrivate a 11.112.

Il servizio Oltre la strada dal 1° gennaio al 31 ottobre 2016 ha seguito 21 percorsi di protezione e inclusione socio-lavorativa, oltre alle 18 già in carico dagli anni precedenti. 11 delle donne per cui è stato attivato il percorso sono state ospitate nella struttura protetta del progetto, le restanti in altre soluzioni abitative.

Nel periodo considerato c’è stato un netto mutamento del dato relativo alla nazionalità delle donne accolte: se dal 2007 al 2013 la nazionalità prevalente era quella nigeriana, negli ultimi anni si è rilevato un forte calo dell’accesso al progetto Oltre la strada da parte di donne nigeriane (5 donne). Il dato della nazionalità è molto più vario rispetto agli anni precedenti: 9 donne provengono dall’Est Europa, 7 da altri Paesi. Il fenomeno della tratta a scopo di sfruttamento è infatti estremamente mutevole e subisce periodiche variazioni nei suoi caratteri fondamentali: nazionalità ed età delle donne coinvolte, modalità di reclutamento, assoggettamento e sfruttamento.

Infine è bene sottolineare come le donne vittime di tratta siano in primo luogo vittime di violenza: tutte le donne dichiarano di aver subito più tipi di violenza nella loro esperienza migratoria: violenza fisica, sessuale, economica e psicologica.

Le volontarie della Casa, coordinate da Anna Pramstrahler, hanno proseguito la ricerca a mezzo stampa sui femicidi avvenuti in Italia nel 2015: sono stati 117 femicidi (per l’Emilia-Romagna si è trattato rispettivamente di 11 femicidi e di 3 tentati femicidi nel 2015; e di 9 femicidi e 4 tentati femicidi nel 2016). In più di 10 anni di ricerche della Casa delle donne, l’elenco di donne uccise in Italia è arrivato a 1.274 donne, e questo ci deve far interrogare sulla necessità di politiche di prevenzione e contrasto coordinate e integrate, che coinvolgano tutti gli ambiti della società. La Casa delle donne auspica che si vada in questa direzione nelle politiche metropolitane, con l’istituzione di un Tavolo di contrasto alla violenza contro le donne.

La Casa delle donne è molto felice di annunciare che da qualche giorno ha una nuova presidente, Maria Chiara Risoldi, psicologa-psicoterapeuta con una lunga esperienza di lavoro nei centri antiviolenza, essendo stata la supervisora della Casa delle donne per vent'anni dal 1990 al 2008, oltre che del Centro Donne e Giustizia di Ferrara dal 2007 al 2016. Ha partecipato ad un progetto di formazione e supervisione per psichiatre, psicologhe, pediatre, pedagogiste organizzato presso Casa Amica di Tuzla in Bosnia Herzegovina dal 1994 al 2000. E’ stata docente a contratto presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna dal 2001 al 2008, e fa parte della Società Psicoanalitica Italiana, dell’Associazione di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Infanzia, e dell'International Psychoanalitical Association. Dal 1977 al 1988 ha lavorato a Roma come giornalista professionista a La Città Futura e a Rinascita. Tra le sue molte pubblicazioni sul tema della trauma della violenza contro le donne e i minori, ha scritto con Patrizia Brunori, Gianna Candolo e Maddalena Donà dalle Rose M., Traumi di guerra. Un’esperienza psicoanalitica in  Bosnia – Erzegovina, Manni, Lecce, 2003.

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Casa delle donne per non subire violenza Onlus
via dell`Oro, 3 | 40124 Bologna
Tel. 051 6440 163 | Fax 051-3399498
www.casadonne.it


http://www.zeroviolenza.it/eventi?data=2016-11-25


Corsi di autodifesa a Parma
Venzia si illumina di arancione
Legnano sensibilizza nelle scuole


Vi invitiamo a informarvi sulle pagine dei vostri comuni perchè gli eventi si svolgeranno in tutta Italia

TRIESTE:

25 NOVEMBRE 2016 ORE 10,3'/13,00 PIAZZA CAVANA MANIFESTAZIONE CITTADINA "IO NON CI STO" A CURA DI ASUITS


-Il Forum delle Donne di Trieste  in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza maschile sulle donne, vi invita all’incontro Venerdì 25 Novembre 2016 alle ore 11.30 al caffè Tommaseo Ci sono domande che non trovano ancora risposte. Perché in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, un compagno?

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In occasione del 25 novembre Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il Comune di Trieste in collaborazione con l’Associazione culturale Atto Quinto promuove lo spettacolo teatrale “Otello”, che avrà luogo sabato 26 novembre 2016 alle ore 17.30 presso la Sala Auditorium del Civico Museo Revoltella, Via A. Diaz, 27 – Trieste

- In occasione del 25 novembre Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il Comune di Trieste in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne Trieste promuove il primo dei due incontri che indagano l’immaginario collettivo relativo alla considerazione delle donne

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"IO NO", Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne il 25 novembre Eventi a Trieste



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 "IO NO", Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne il 25 novembre Eventi a Trieste

“IO NO” – Quarta edizione - giornata contro la violenza
Venerdì 25 novembre, dalle 10.30 alle 13, si svolgerà la quarta edizione dell'evento "IO NO" dedicato alla giornata contro la violenza sulle donne e alla violenza in genere.
L’appuntamento è fissato la mattina in Piazza Goldoni per cucire assieme tutte le nuove tele che comporranno un manifesto che misurerà oltre i centocinquanta metri. La manifestazione attraverserà Via Carducci, Piazza Oberdan, Via Roma, Piazza della Borsa per arrivare in Piazza Unità dove verrà osservato un minuto di silenzio per chi ha subito o sta subendo violenza.



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Non dimentichiamo 
Le Amministratrici rimangono a disposizione per la segnalazione di ulteriori iniziative e per dare visibilità alle stesse. Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare