Intervista a Diego Bossi

1)Io so che una persona a te vicina è affetta da endometriosi e proprio da qui vorrei iniziare, prima che a questa tua parente venisse diagnosticata l'endometriosi conoscevi questa patologia?

Mai sentita prima. L’esperienza di mia cognata, Maria Rizzo, che trovate sul vostro blog, mi ha aperto un mondo a me sconosciuto; un mondo che ho voluto conoscere in tutte le sue sfumature. Maria mi ha dato tutte le informazioni che le chiedevo e mi ha indirizzato al vostro comitato
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2) Prima di avvicinarti alle testimonianze delle donne affette da endometriosi eri consapevole di quanto fosse invalidante? Di quanto fossero pesanti i sintomi e le conseguenze?


Assolutamente no! Anche dopo aver sentito parlare di questa malattia non ne comprendevo la gravità, poi ho letto tutte le testimonianze pubblicate sul vostro blog, e posso affermare che ognuna di esse è un pugno nello stomaco che scuote le coscienze. Non mi riferisco solo ai dolori fisici, penso anche al disagio sociale, familiare, lavorativo; all’impatto psicologico che l’endometriosi infligge senza pietà alle sue vittime.

3) Ringraziando te e la Cub per l'informazione fornita sulla patologia ti chiedo, leggendoci ti sei reso conto di quanto questa patologia sia denigrante nel mondo del lavoro?

Il lavoro è parte integrante della vita delle persone, fonte di sostentamento familiare, contributo e partecipazione alla vita sociale. Minare il diritto di una donna al lavoro significa derubricarne il ruolo in tutti gli ambiti; e questo, come cittadini, non possiamo e non dobbiamo accettarlo. Perdere il posto di lavoro e subire mobbing e discriminazioni a causa di una malattia è, semplicemente, sconcertante. Una donna malata ha bisogno d’aiuto. Non del colpo di grazia.

4) per le istituzioni siamo invisibili pur essendo 3.000.000 di donne solo in Italia. Secondo te come dovremmo muoverci per ottenere qualcosa?

Voi tutte vi state già muovendo benissimo: siete genuine, vi confrontate, vi supportate, organizzate manifestazioni, comunicate con le istituzioni, avete le idee chiare e le portate avanti con intelligenza e creatività. Un consiglio che posso darvi è quello, come si dice in gergo giornalistico, di rimanere sul pezzo. Se avete un obiettivo, concentratevi esclusivamente su quello, senza badare a colori politici e logiche di appartenenza. Partiti, sindacati e associazioni, nei loro rispettivi ambiti, hanno un dovere statutario di aiutarvi, ma, piaccia o no, hanno anche un interesse, che a volte non collima con il vostro: non sempre fare la cosa giusta per voi corrisponde agli interessi economici e politici dell’ente che si propone di assistervi. La differenza, in ultima analisi, la fanno le persone, le donne e gli uomini che incontrerete lungo il vostro percorso. Imparate a riconoscere chi ha a cuore le vostre cause e chi quelle del suo partito o della sua associazione. Il vostro comitato in questo senso è già nella direzione giusta: libero e indipendente. Un altro consiglio – tu ed io ne avevamo già parlato – è quello di cercare di uscire dalla bolla della rete, di raggiungere le persone al di fuori di tablet, pc e smartphone. Pensavo a un libro che raccogliesse tutte le vostre testimonianze, da vendere con banchetti in strada, nel corso di manifestazioni, convegni e incontri pubblici. Un libro può diventare un buon sistema di autofinanziamento e un’occasione per farvi conoscere con dei canoni più empatici di quelli che può offrire un monitor. Una stretta di mano, un sorriso e due chiacchiere hanno un valore umano più intenso; leggere un libro sul tram, sul divano o in spiaggia ha un effetto emotivo molto importante. La verità, Valentina, è che tu chiedi a me consigli su come dovete muovervi, ma sei tu a essere un esempio, il vostro comitato è un modello da seguire, una lezione di vita a cielo aperto, voi tutte combattete l’endometriosi e rivendicate i vostri diritti con tenacia, dignità e passione. Se tutte le lavoratrici e i lavoratori fossero come voi, oggi vivremmo in un mondo migliore.


5) Secondo la tua esperienza ritieni sia consona la nostra richiesta di ottenere una fascia invalidante che consenta un collocamento mirato?

Certamente, ma non solo. L’endometriosi, nel suo stadio più grave, dovrebbe essere classificata con una percentuale di invalidità che dia diritto a tutte le agevolazioni previste dal nostro ordinamento, parliamo quindi di tre giorni al mese di permesso retribuito, di diritto al collocamento mirato e di scorporo dei giorni di malattia dal periodo di comporto.

6) Moltissime donne, inclusa me hanno perso il lavoro a causa delle assenze per la patologia, comprenderai che questo comporti uno stato depressivo non indifferente. Cosa potremmo fare per essere più tutelate nel mondo del lavoro?

Le tutele e i diritti nel mondo lavoro appartengono a un discorso più ampio e generale che coinvolge l’intera classe lavoratrice. È da lì che dobbiamo partire, dalla lotta contro il precariato, il lavoro nero, lo sfruttamento, il caporalato. A monte di questo c’è la preminenza del potere economico su quello politico, l’annullamento sistematico degli strumenti democratici, mi riferisco alle leggi elettorali che mortificano la volontà popolare e agli accordi tra Confindustria e sindacati confederali circa le regole sulla rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, dove vengono messi in discussione diritti come lo sciopero e la libertà sindacale. Dobbiamo lottare per la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale, per inserire nei regolamenti parlamentari il vincolo di discussione delle leggi d’iniziativa popolare, per l’abrogazione del quorum nei referendum abrogativi, strumento, quest’ultimo, servito solo a invalidarli; in sintesi, dobbiamo riappropriarci della nostra sovranità. Non sono discorsi astrusi per addetti ai lavori, la cittadinanza deve reagire, partecipare, pretendere. La politica si fa tutti i giorni, non con una crocetta nell’urna una volta l’anno. Questo vale per una donna malata di endometriosi come per qualsiasi lavoratrice o lavoratore che deve subire ingiustizie senza nessuna tutela che lo ripari dal ricatto del licenziamento.

7) Ti lascio tutto il tempo che vuoi..... Parla a noi malate di endometriosi. Per noi l'idea che ti sei fatto tu e importante ed i tuoi suggerimenti preziosi...

Ti ringrazio, Valentina, per questa opportunità. Dividerò questo mio spazio in tre parti: il ringraziamento, le promesse e l’augurio. Il ringraziamento è a te e a tutte le donne del comitato “Io ho l’endometriosi”. Grazie di cuore per tutto quello che avete fatto, che state facendo, e che sicuramente farete, per voi, per le vostre e le nostre figlie domani, per tutte le donne che devono lottare contro questa bestia che le colpisce nell’essenza della loro femminilità e maternità. Noi saremo sempre al vostro fianco, faremo tutto quanto ci sarà possibile nel nostro ambito sindacale per sostenere questa battaglia. A tal proposito permettimi di ringraziare le persone che in questi mesi si sono impegnate in questa campagna e hanno dato la loro più completa disponibilità, la prima è una di voi: Maria Rizzo, che ha un cuore grande e un animo genuino e non ha mai fatto mancare il suo appoggio, poi ci sono Fabrizio Portaluri, Matteo Moroni, Patrizia Donnarumma e Cinzia Fiorilli della Pirelli di Bollate; Giovanni Carenza della Edmond Pharma di Paderno Dugnano; Doriano Checcaglini, Giovanna Annacoreta e Cristina Maniscalchi della Electrolux di Solaro; Corrado Papagno della Roche di Segrate; Valentina Franceschini della Flint di Baranzate e un ringraziamento particolare a Giovanni Cippo, segretario nazionale della ALLCA-CUB che sin da subito ha creduto in questa causa facendola propria. Sono più che sicuro che questa lista in futuro si allungherà. Veniamo ora alle promesse. Queste promesse sono importanti perché non le faccio, ma le chiedo io a voi. So bene che nella vostra situazione dovete passare periodi molto difficili, e che spesso l’impatto psicologico e sociale che subite è fortissimo. Promettetemi di non abbassare mai il livello della vostra autostima, perché credetemi, lo dico senza retorica, siete delle donne meravigliose, io ho letto tutte le vostre storie con le lacrime agli occhi, voi avete avuto un gran coraggio a scriverle, non deve essere stato per niente facile raccontare l’intimità violata da un male così infimo. Lottare è sempre difficile, ma lottare durante le sofferenze causate da un malattia è ancora più difficile; e voi lo fate. Con determinazione, aggiungo. Promettetemi di non cedere mai ai sensi di colpa, voi non avete nessuna colpa, ma avete avuto una gran sfortuna, non sentitevi mai un peso per nessuno, perché voi non siete un peso, voi il peso lo subite sulla vostra pelle. Infine promettetemi di non chiedere mai “concessioni” alle istituzioni, i diritti alla salute e al lavoro sono inviolabili, non è un caso che la nostra Costituzione non li “sancisce”, ma li “riconosce”, in quanto diritti preesistenti a qualsiasi legge e a qualsiasi trattato perché parte integrante della persona umana. Lo Stato a voi non deve “concedere”, ma deve estinguere quel debito morale e concreto che ha contratto nei vostri confronti. Continuate a rivendicare con forza i vostri diritti. Nella vita ci sono salite e discese, momenti per guardare avanti e camminare e momenti per fermarsi e guardare la strada percorsa. Questo è il momento in cui noi tutti dobbiamo camminare, anche se il sentiero è stretto e ripido. Ed eccoci all’augurio, un augurio è una cosa molto importante per me, per questo ho deciso di lasciarlo per ultimo. A tutte voi auguro di cuore che dopo ogni cammino lungo i sentieri stretti e ripidi che dovrete affrontare, quando vi fermerete per guardare indietro, possiate vedere con orgoglio le battaglie fatte. E mai rimpiangere quelle non fatte. Buona fortuna a tutte voi! Diego Bossi (ALLCA-CUB) 



Valentina De Paolis A cura del "comitato io ho L'Endometriosi"


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