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«Scemare», dal dizionario italiano: “rendere minore, ridurre, diminuire”; per quanto poco musicale è il termine che meglio d’altri s’addice a problematiche che non prevedono soluzioni definitive e che, pertanto, possono essere affrontate esclusivamente con la forza che si genera nell’alveo della condivisione.

Partendo da questo verbo e coniugandolo in modo imperativo al tempo presente, ognuno può rivolgersi al male e – quasi ironicamente – affrontarlo col sorriso sulle labbra. «Scema tu!», un ordine perentorio che, per quanto sia difficile da ammettere (vista l’impossibilità di intimargli: «Sparisci!»), si tramuta in una condizione psicologica che aiuta a domare la frustrazione di chi è afflitto da una patologia seria. “Scemare”, purtroppo, è un verbo che insieme a “lenire” diventa necessario a coloro che devono convivere con le proprie sofferenze ed entrambi questi verbi, per essere coniugati, hanno bisogno di almeno una condivisione. Che sia quella del partner, della famiglia o della società, poco importa: l’importante è fare in modo che ognuno che soffre possa essere consapevole di non vivere il proprio malessere in solitudine.

A questo servono appuntamenti come quello che venerdì 29 Novembre ha visto protagonista Paola e le componenti della Commissione Pari Opportunità. Concertatamente gestito dalla Presidente Anna Perrotta, il Convegno dal titolo: “Endometriosi, Prevenzione, Cura e Profili Invalidanti”; ha messo in mostra gli aspetti invalidanti di una malattia che, se tenuta in sordina, causa l’annichilimento progressivo della voglia di vivere.

Per questo motivo al tavolo degli oratori si sono alternate voci autorevoli, conoscenze che si sono messe a disposizione di un uditorio importante perché composto quasi esclusivamente da giovani, ragazzi che hanno appreso la lezione fondamentale della tempestività. Perché un problema come l’endometriosi, se preso in tempo, causa disagi di gran lunga inferiori a quelli che – purtroppo – vengono riscontrati nei casi più gravi che sono il frutto di una trascuratezza bilaterale che include pazienti troppo “pazienti” (nel senso che si mostrano attendisti nei confronti del dolore che le affligge) e medici poco preparati alle contromosse da adottare per “lenire” gli effetti della malattia.

Allora ben vengano le parole dei luminari invitati da Francesca Sorace, il Prof. Antonio Lanzone ed il Dott. Massimiliano Marziali, rispettivamente operanti nei Policlinici “A. Gemelli” e “Tor Vergata” di Roma, perché le loro approfondite ricerche, quotidianamente, hanno dimostrato che si può cronicizzare il male senza patirlo troppo. Ben vengano le parole della Psicologa e Psicoterapeuta Antonella Pievaioli, la quale ha dichiarato che, con l’atteggiamento giusto, anche le coppie che paiono più a repentaglio riescono ad uscire, “insieme”, dallo stato di reciproca sfiducia che attanaglia i cuori di chi non sente stimoli e di chi si sente rifiutato. Ben venga la fiducia che la Sessuologa, Emilia Luigia Pulitanò, ha inteso infondere nelle donne che si sentono rifiutate perché non riescono ad accettare. Ben venga l’esperienza diretta di Valentina De Paolis, il cui Comitato “Io ho l’endometriosi”, consente l’instaurazione di una rete che mette in sicurezza tutte le donne e gli uomini che sentono di precipitare nel vuoto di una solitudine incomprensibile, ovattata in una dimensione che oscilla tra la vergogna, la costernazione e – soprattutto – la solitudine. Ben vengano le intuizioni giuridiche della stessa Francesca Sorace la quale, con le competenze derivanti dalla propria professione, ha saputo leggere nei disagi dell’endometriosi quelle caratteristiche invalidanti che potrebbero essere ammortizzate da una più attenta presa di coscienza dello Stato. Ben venga l’attenzione dei medici di base incarnati dalla Dott.ssa Maria Francesca Veneruso, la quale – insieme alla collega Dott.ssa Emira Ciodaro – avrà a disposizione strumenti più efficaci e competenze più approfondite per la diagnosi tempestiva di questa patologia. Ben venga anche l’attenzione dell’Amministrazione Comunale, incarnata rispettivamente dalle presenze convenevoli del Sindaco Basilio Ferrari e della Consigliere Maria Pia Serranò. Infine, ben venga la Commissione Pari Opportunità del Comune di Paola, che nel risultato raggiunto ha dimostrato quanto utile sia il lavoro sinergico, paritario, che sappia mettere al centro i problemi personali di ognuno facendoli collimare con gli interessi plurali di una società in permanente evoluzione.

Ben venga tutto questo per dire al male: «Scema tu!».

Segue il Video Report con le interviste realizzate per l’occasione.

Buona Visione.