Malate di stress, le donne 2.0

Piccoli e grandi fastidi, ma tardano ad andare dal medico perché non hanno tempo. Importante però non sottovalutare mai il dolore. I risultati di una ricerca Assosalute

Si sentono tutte un po' wonder woman. E forse lo sono davvero, dovendosi dividere tra lavoro e vita familiare con tanto di figli da prendere e lasciare a scuola, palestra, danza, lezioni di musica e di lingue. E poi ovviamente anche il partner e, in alcuni casi, i genitori anziani. Benvenuti nel mondo delle donne che si devono barcamenare - non perdendo mai l'equilibrio - tra computer e forno, come sottolinea ironica Rossella Nappi, professore di Ginecologia e Ostetricia all'Irccs San Matteo di Pavia.
Ovvio che in questa quadratura del cerchio dei tempi quotidiani i piccoli malesseri - quasi sempre legati a stress, secondo un sondaggio Assosalute presentato a Milano - passano in secondo piano. A cominciare dal mal di testa, denunciato dal 70 per cento del campione. Seguito da disturbi gastrointestinali e gonfiori, insonnia, tensioni muscolari e dolori mestruali per chi ha ancora il ciclo.

I rimedi. Malesseri per i quali le donne 2.0 non vanno dal medico. Non c'è tempo. E quindi ricorrono all'automedicazione, con farmaci da banco già presi in passato o consigliati dalle amiche, ma anche con i rimedi della nonna, dalle tisane alla borsa d'acqua calda. E qualche volta persino al riposo, interpretando i malesseri come un sano segnale di stop da parte del proprio corpo. Da rispettare.

Il dolore. La cosa più importante in ogni caso è non rassegnarsi al dolore. A qualunque età. Sia esso dolore premestruale nelle adolescenti o legato al ciclo nelle donne più mature. "Il dolore è sempre un segnale di difesa - precisa Rossella Nappi - e bisogna imparare a fare le giuste distinzioni. Il dolore è cattivo quando stringe o quando pulsa, sia alla testa che alla pancia. Posso spegnerlo con un farmaco di automedicazione, ma se poi torna ciclicamente per qualche mese bisogna andare dal medico. Se si prendono 10 analgesici al mese, allora qualcosa non funziona e si rischia l'abuso di farmaci. Ci sono donne che prendono tre pillole al giorno prima di andare al lavoro per la durata di tutto il ciclo. Il dolore, insomma, ci parla e bisogna ascoltarlo. Non è normale soffrire dannatamente per il ciclo mestruale: non è un caso che le diagnosi di endometriosi arrivino mediamente dopo 7 anni. Le donne tardano ad andare dal medico, e sopportano il dolore".

I segnali. Bisogna imparare ad ascoltarsi, insomma. Sin da giovani. "I giovani si conoscono poco - continua Nappi - quello che sanno lo scoprono in rete o chiaccherando con gli amici. Bisogna raggiungerli con un linguaggio competente, ma attraverso i loro canali: facebook, blog, twitter. Mettiamo insieme gli specialisti, i presidenti delle società scientifiche, scegliamo dieci messaggi e deputiamo il ministero della Salute a divulgarli. I ragazzi devono imparare a proteggersi, per evitare le malattie sessualmente trasmesse, e anche per tutelare la loro fertilità futura. Dormono poco, usano alcol, droghe, fumo, hanno orari sregolati: tutti fattori che impattano sulla fertilità". (e. nas.)

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